A una cena estiva in giardino, tra lanterne in seta e cristalli di Murano sospesi tra i rami degli ulivi, una bottiglietta di gin tonic analcolico passò di mano in mano, incuriosendo gli ospiti più esigenti. “È già pronto?” chiese un uomo in giacca di lino bianco, accarezzando il bordo del calice con dita affusolate.
“Naturalmente,” rispose la padrona di casa, in un abito di voile celeste firmato, mentre versava con grazia il contenuto in un bicchiere in vetro soffiato, posato su un sottobicchiere di lino ricamato a mano. “Come tutte le cose ben fatte: non serve aggiungere nulla. Un sorso, un sorriso sorpreso. “Sembra peccato, ma è solo piacere.
E quella sera, tra brindisi senza alcol e risate leggere, tra il suono discreto di un quartetto d’archi dal vivo e il profumo di gelsomino nell’aria, la bottiglietta divenne protagonista silenziosa — discreta, raffinata, impeccabile.

