LA STORIA DI EUGENIO MONTI, TRA GHIACCIO E CORAGGIO, CADUTE E RIPARTENZE, IN UN’ITALIA CHE SCOPRIVA LA VELOCITÀ COME DESTINO, IL RISCHIO COME LINGUAGGIO E L’ELEGANZA MORALE COME FORMA DI GRANDEZZA.
“Rosso Volante” di Stefano Rotta, è una biografia romanzata in corsa come il suo protagonista: rapida e con il vento negli occhi. Racconta Eugenio Monti, nato a Dobbiaco nel 1928, ragazzo delle Dolomiti con i capelli rossi e una voglia di vita che non conosce freni. È Gianni Brera a coniare il soprannome che lo renderà immortale, e Rotta lo prende sul serio: lo trasforma in una traiettoria narrativa, una linea tesa che attraversa il boom economico, i sogni di provincia, la febbre della velocità. Monti è un talento naturale. Sugli sci batte persino Zeno Colò, sembra destinato a una carriera luminosa, ma due infortuni lo buttano fuori pista. Invece di fermarsi, accelera. È qui che nasce la leggenda del bob, sport estremo e pionieristico, fatto di legno, ghiaccio e coraggio, dove si cade spesso e a volte non ci si rialza. Eugenio, invece, vince. Vince tanto, e per l’Italia costruisce un medagliere che profuma di epopea. Ma il cuore del libro non è la statistica. È l’uomo. Il carisma, la generosità, il fair play che nel 1964, a Innsbruck, lo portano a regalare un bullone del suo bob agli avversari inglesi, permettendo loro di vincere l’oro. Un gesto che vale più di qualsiasi record, narrato nel libro con la delicatezza della prosa e la velocità cinematografica. Tra cronaca sportiva e romanzo d’epoca, “Rosso Volante” è il ritratto di un’Italia che correva senza sapere dove sarebbe arrivata, ma con la certezza di non volersi fermare. Una storia di vittorie e di ombre, di entusiasmo e di malinconia, fino all’ultima notte, gelida e definitiva. Un libro che non celebra solo un campione, ma un modo di stare al mondo: a viso aperto, con il rischio come compagno e il sogno come bussola. Rotta scrive con lingua limpida e ritmo da reportage, alternando dialoghi, paesaggi e fulminee intuizioni, e restituisce al lettore il sapore di un’epoca in cui l’azzardo era virtù e la gentilezza un atto rivoluzionario. Si legge d’un fiato, come una discesa sul ghiaccio.


