UN INCONTRO CHE HA CAMBIATO TUTTO: DALLA SOLITARIA NOTTE NELLA GIUNGLA ALLA MISSIONE GLOBALE DI PROTEGGERE I GRANDI FELINI E IL LORO HABITAT
In una notte del 1997, da solo in una capanna in cima a una montagna nella foresta nebulosa del Guatemala, la vita di Steve Winter cambiò per sempre. Si trovava lì per conto di National Geographic, intento a fotografare il quetzal, l’iconico uccello dalla lunga coda iridescente, sacro per i Maya. Fu allora che ebbe una visita inaspettata: passi pesanti sulle scale, annusate e graffi. Terrorizzato, afferrò il walkie-talkie e chiamò un naturalista che viveva nella valle sottostante, raccontandogli l’accaduto. L’uomo gli rispose: “Steve, non preoccuparti – è solo una ‘pantera nera’.” Pochi giorni dopo, Steve avvistò lo stesso giaguaro.
Quell’incontro segnò profondamente il suo lavoro, orientandolo verso la conservazione della natura e, in particolare, dei grandi felini. Da allora, ha realizzato numerosi reportage sui giaguari per National Geographic, Smithsonian e BBC Wildlife, oltre a un documentario per Nat Geo WILD.Dalle pianure dell’Indiana ai reportage per National Geographic, cresciuto tra i campi di mais dell’Indiana rurale, Steve sognava una vita avventurosa, viaggiando per il mondo con una macchina fotografica. A soli sette anni, suo padre gli regalò la sua prima fotocamera, insegnandogli a sviluppare e stampare le foto nella camera oscura di casa.
Si formò studiando i grandi maestri della fotografia, come Eugene Smith, Henri Cartier-Bresson e André Kertész, ma furono le immagini di Charles Moore su Life Magazine a fargli comprendere il potere della fotografia nel cambiare i cuori e le menti. Lavorare per Black Star, l’agenzia di Moore, fu il suo destino. Da lì, iniziò a realizzare reportage per Time, Stern, Geo, Newsweek e altre riviste. Pur amando la natura, non fotografò un animale selvatico fino ai 33 anni, quando documentò una spedizione nelle foreste pluviali del Costa Rica. Da quel momento, iniziò a raccontare storie di storia naturale per National Geographic.
UNO SGUARDO FOTOGIORNALISTICO ALLA NATURA Steve non ha una formazione scientifica e, all’epoca, la fotografia naturalistica era dominata da ritratti di animali. Il suo approccio fu rivoluzionario: raccontare le storie degli animali e del loro ambiente come un vero fotoreporter.
“Il mio obiettivo non è solo catturare la bellezza e il comportamento unico degli animali, ma anche raccontare la loro storia, il loro rapporto con gli esseri umani e l’ecosistema in cui vivono.”
AVVENTURE IN OLTRE 100 PAESI Steve ha viaggiato in più di 100 paesi, vivendo esperienze al limite:
- Caricato dagli orsi bruni in Kamchatka.
- Intrappolato nelle sabbie mobili di Myanmar.
- Mesi trascorsi in India per fotografare elefanti asiatici, rinoceronti indiani e le tigri del Bengala.
- Documentato i leoni arrampicatori sugli alberi in Africa.
LA SFIDA DEL LEOPARDO DELLE NEVI Uno dei momenti più difficili fu il reportage sui leopardi delle nevi in Himalaya: trascorse tre mesi a 4.500 metri di altitudine con temperature notturne di -50°C. Quella storia gli valse il titolo di BBC Wildlife Photographer of the Year e il World Press Photo (che vinse nuovamente nel 2014 e 2020).
Oltre ai premi, il suo lavoro ebbe un impatto concreto: aiutò le comunità locali a sviluppare un programma di ecoturismo e vaccinazioni per il bestiame, riducendo i conflitti con i predatori.

L’IMPATTO CONCRETO DELLA SUA FOTOGRAFIA Steve ha dimostrato che la fotografia può cambiare il mondo: La sua storia sui giaguari in Brasile ha creato un’industria turistica sostenibile nel Pantanal, portando a un aumento della popolazione di questi felini.
Un reportage sulle tigri negli zoo illegali negli USA ha contribuito all’approvazione del Big Cat Public Safety Act.
La storia del puma P-22 a Los Angeles ha ispirato la costruzione del Wallis Annenberg Wildlife Crossing, il più grande ponte per la fauna selvatica al mondo ($95 milioni, completamento nel 2026).
IL FUTURO DI STEVE WINTER Steve continua a lavorare per National Geographic: Prossima missione (agosto 2025):
- documentare gli ultimi leoni asiatici in Gujarat, India.
- Nuovo libro (2026): un volume fotografico di 200 pagine sui grandi felini.
Per lui, la fotografia è molto più di un’arte: è un mezzo per ispirare, emozionare e proteggere la natura.
“Spero di incoraggiare le persone ad agire per salvare questo magnifico pianeta che condividiamo. La lezione più grande è che siamo tutti connessi: natura, cultura e mondo moderno.”





