TRA LUCE E OSCURITÀ, SILENZI NORDICI E PROFONDITÀ INTERIORI, DOVE OGNI IMMAGINE SFUMA I CONFINI TRA REALTÀ E SOGNO. UN’ARTE FOTOGRAFICA CHE INTERPRETA LA NATURA, CON LA SENSIBILITÀ DELL’ARTISTA E LA FORZA DI CHI SA TRASFORMARE L’EMOZIONE SVELANDO LA BELLEZZA NASCOSTA DELL’INQUIETUDINE E LA POESIA DEL MISTERO.
Dal 2009, Mats Andersson ha pubblicato oltre una dozzina di libri e ricevuto numerosi riconoscimenti. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare il suo percorso nel mondo della fotografia, come è arrivato a definire uno stile così personale e cosa serve per trovare la propria voce creativa. A prima vista, non è facile capire se una stampa di Mats Andersson sia un dipinto o una fotografia. Le sue immagini di paesaggio fondono l’astratto con il surreale, evocando al tempo stesso inquietudine, quiete e un senso di proibito. Il suo stile inconfondibile si riconosce per il tono scuro, ruvido, con neri profondi, grana evidente e frequenti effetti di movimento che richiamano la pittura. È una cifra stilistica che gli ha valso numerosi premi di fotografia naturalistica, la vendita delle sue immagini in tutto il mondo e la pubblicazione di ben 13 libri, testimonianza di una straordinaria dedizione al lavoro. Mats Andersson ricevette la sua prima macchina fotografica a nove anni. Viaggiava spesso con i genitori, visitando musei d’arte in ogni parte del mondo. Rimaneva incantato davanti alle opere dei grandi maestri come Picasso, Chagall, Matisse e Monet, affascinato da come riuscissero a creare qualcosa di completamente diverso da una semplice rappresentazione del reale.
Molti anni dopo, alla fine degli anni ’90, iniziò a esplorare la fotografia digitale. Anche se la qualità delle prime fotocamere era scarsa, quella tecnologia giocò un ruolo fondamentale nel suo sviluppo come autore. Poter sperimentare e vedere subito i risultati gli permise di esplorare nuove forme espressive. Ma ci volle del tempo prima che la tecnologia digitale potesse davvero competere con l’analogico. La sua prima fotocamera digitale, una Nikon D200, arrivò nel 2006. Da quel momento, la sua fotografia cambiò direzione e cominciò a delinearsi uno stile che gli apparteneva davvero.
“Mi ispiro a fotografi che fanno tutto fuorché fotografia naturalistica tradizionale. Preferisco guardare al lavoro di artisti come Michael Ackerman, Sally Mann, Arno Rafael Minkkinen, Anders Petersen… autori che operano in generi completamente diversi.”
Mats trova ispirazione anche nella pittura: tra i suoi artisti predilettici sono Munch, Picasso, Chagall e Matisse. “Le mie immagini ‘dipinte’ sono nate per caso. Ero stato nei boschi per ore, in una giornata invernale molto buia, senza riuscire a trovare l’ispirazione. Sul rullino avevo poche foto di cui fossi soddisfatto. Così ho cominciato a tornare verso l’auto con la macchina al collo. Ero annoiato e ogni tanto premevo il pulsante di scatto senza nemmeno portare la fotocamera all’occhio. A quanto pare, era impostata su un tempo lungo, ma non ci feci caso. Quando arrivai alla macchina e iniziai a rivedere le immagini, con mia sorpresa ne trovai alcune che sembravano veri dipinti impressionisti. Guardai i dati di scatto e provai a ripetere quell’effetto.” Nel 2006, Mats visitò per la prima volta l’Islanda, e fu una rivelazione. Colpito dalla bellezza e dal carattere drammatico di quei paesaggi, decise che un giorno sarebbe tornato, da solo, per creare immagini personali. Ci vollero nove anni, ma le fotografie che scattò in Islanda nel 2015 attirarono subito molta attenzione una volta rientrato in Svezia. Furono pubblicate su numerose riviste in tutto il mondo. Tornò altre sei volte nella terra di fuoco e ghiaccio per realizzare le immagini raccolte nei suoi libri premiati Nature Diary e Mother Earth.

WORKSHOP ESCLUSIVI Ogni anno, Mats tiene un workshop esclusivo, preferibilmente in Islanda, nelle Shetland o nelle Ebridi Esterne. Per piccoli gruppi, è un’occasione preziosa per entrare in contatto diretto con il suo approccio alla fotografia. “Condivido sempre le mie fonti di ispirazione e mostro ai partecipanti il tipo di fotografia da cui traggo stimolo. E sottolineo cosa, per me, rende una fotografia interessante: quelle che pongono domande. Non mi interessa la tecnica e ne parlo pochissimo.
Quello che conta davvero per me è l’impatto che un’immagine riesce ad avere. Capisco subito di cosa si tratta, oppure lascia spazio all’immaginazione? Le immagini che mi affascinano di più sono quelle che posso guardare infinite volte, scoprendo ogni volta qualcosa di nuovo.”
LA MIGLIOR FOTO NATURALISTICA IN BIANCO E NERO DEL 20216 “La realizzazione di Moonlight Requiem è un momento che non dimenticherò mai. Non tanto perché ha vinto la categoria bianco e nero del Wildlife Photographer of the Year nel 2016, ma perché quell’immagine esprime esattamente ciò che stavo provando in quell’istante. Avevo una coppia di civette nane che vivevano vicino casa –abito nei pressi di un bosco. Le seguivo da giorni, quando una mattina ne trovai una a terra, uccisa da un gufo più grande. Rimasi sconvolto. Poco dopo, vidi l’altra civetta su un ramo. Inclinava la testa, chiudeva gli occhi… sembrava davvero in lutto.
Ed è esattamente questo che quella foto racconta per me.”






